Normative Europa

Dall’anno duemila in poi la comunità europea ha spinto a dare massima priorità ai temi dell’istruzione e della formazione forse anche a causa del pesante impatto che la crisi economica ha avuto e continua ad avere sull’occupazione giovanile.

La commissione europea ha chiaramente indicato gli obiettivi per lo sviluppo di un’istruzione e di una formazione di eccellenza. Istruzione e formazione di eccellenza che si ottengono puntando soprattutto sulla diffusione di forme di apprendimento duale capaci cioè di combinare l’apprendimento teorico con l’acquisizione di competenze pratiche sul posto di lavoro. Quasi tutti gli stati membri hanno tenuto conto delle indicazioni comunitarie e hanno promulgato leggi nazionali volte a innalzare gli standard di qualità dei propri sistemi di istruzione e i propri risultati di apprendimento in modo da consentire un più agevole passaggio dei giovani dal mondo dello studio a quello del lavoro.

(Fonte: http://www.donatelli-pascal.gov.it/wp-content/uploads/2016/12/Informazioni-generali-ASL.pdf)

I tipi di alternanza in Europa

Possiamo distinguere in Europa quattro tipi di alternanza:

  1. Pratiche di alternanza come formazione di seconda opportunità per soggetti in difficoltà scolastica: l’area di intervento interessata è quella della non-riuscita scolastica. L’ipotesi soggiacente è che i percorsi misti scuola-lavoro siano efficaci per i giovani iposcolarizzati, o non motivati a proseguire. La possibilità di accedere ad esperienze applicative in momenti di difficoltà o dopo una bocciatura ridurrebbe il rischio che il giudizio negativo sulla riuscita si estenda all’identità personale, e accrescerebbe di conseguenza la motivazione a rientrare in formazione.
  2. Pratiche orientate a socializzare gli studenti alla loro futura condizione lavorativa: qui il pubblico è molto più vasto anche se risulta evidente una centratura sulle filiere formative che danno luogo ad uno sbocco immediato sul mercato del lavoro. La durata della permanenza nelle situazioni di lavoro è breve, minima è la finalità direttamente produttiva, mentre rimane assolutamente centrale il ruolo dell’insegnamento formale. Si tratta della cosiddetta alternanza di orientamento.
  3. Pratiche che assegnano all’esercizio concreto dell’attività professionale il ruolo principale della formazione: è questo il caso da un lato dei mestieri artigianali, dall’altro di buona parte delle professioni e dei relativi percorsi formativi universitari (medici, avvocati, …). In questo caso i tempi di formazione in situazione di lavoro sono lunghi e vengono generalmente inclusi nei meccanismi di valutazione. La permanenza nella situazione di lavoro contribuisce inoltre al perseguimento degli obiettivi di produzione dell’impresa che accoglie lo studente. Siamo qui in presenza di un’alternanza professionalizzante.
  4. Pratiche di alternanza formalizzate sotto un contratto lavorativo: comprendono un’ampia gamma di formule contrattuali orientate al primo inserimento lavorativo; formule derogatorie rispetto allo standard del lavoro a tempo indeterminato che si sono sviluppate nel corso degli anni Ottanta in tutti i Paesi europei sotto la spinta di una disoccupazione giovanile in forte aumento. In Italia tale modello di alternanza è costituito dall’apprendistato.

(Fonte: www.itcgcerboni-portoferraio.gov.it)

Nel seguito presentiamo un breve quadro di attuazione dell’alternanza scuola – lavoro e del quadro legislativo che riguarda i seguenti paesi:

(Fonte: http://www.indire.it/scuolavoro/content/index.php?action=europa).